EsperienzeFare un tirocinio presso un’Ambasciata italiana all’estero

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Fare un tirocinio presso un’Ambasciata italiana o presso un Istituto di Cultura all’estero, nel programma organizzato in collaborazione dal Ministero degli Affari Esteri, Ministero dell’Istruzione e Università, e dalla Fondazione CRUI, è un’occasione non solo di vivere una preziosissima esperienza formativa, e quindi di arricchire il proprio curriculum, ma anche di viaggiare in luoghi lontani e vivere una cultura diversa.

I tirocini si svolgono per la durata di tre mesi, durante tutto il corso dell’anno. Più volte all’anno, quindi, viene pubblicato un bando con più di 180 posti disponibili, in tantissimi paesi d’Europa e del mondo. In questa guida vediamo in cosa consiste questa esperienza di tirocinio in Ambasciata, quali sono i requisiti per fare domanda, e alcuni consigli per scegliere la destinazione giusta.

 

L’esperienza di Tirocinio in Ambasciata

Il tirocinio presso un’Ambasciata italiana all’estero è un’occasione unica per chi, studiando scienze politiche, economiche o giuridiche, è interessato a scoprire come funziona il mondo della diplomazia, dall’interno. Si tratta, dunque, sicuramente di un’esperienza diversa da quella del volontario o del cooperante.

Perché fare un tirocinio in ambasciata?

L’esperienza di tirocinio in ambasciata è formativa, e molto pratica. Non è necessario avere conoscenze specifiche all’inizio, se non l’uso della lingua inglese per facilitare la comunicazione nell’ambiente esterno all’ambasciata. Come vedremo, dopo, comunque, tale opportunità non è aperta se non agli studenti universitari di materie affini al lavoro diplomatico.

Si impara, però, molto, sia in termini di competenze generali del lavoro, quali l’organizzazione e la gestione del tempo, il lavoro di gruppo, la comunicazione efficace, sia più specifiche del lavoro amministrativo delle pratiche consolari, del lavoro su dossier politici, l’organizzazione di eventi ufficiali, la comunicazione istituzionale.

C’è poi un prezioso elemento di crescita personale, dato dall’uso di una lingua diversa, soprattutto se si conosce e si adopera la lingua locale, dal vivere in una cultura e una geografia molto diverse dalla nostra (questo, ovviamente, se si sceglie una destinazione “esotica”), e dal dialogare con persone con una varietà di esperienze e modi di pensare. Queste persone da cui imparare sono sia i locali, sia i funzionari che lavorano in ambasciata, che hanno esperienze professionali e di vita molto ricche e molto diverse. La maggior parte di loro ha vissuto in molti luoghi (dovendosi spostare in una nuova destinazione almeno ogni quattro anni), e portano con sé storie interessanti.

Ovviamente, l’ambiente è pervaso da un forte senso di italianità. L’Ambasciata è la proiezione dell’Italia nel mondo, il cui scopo è promuovere non solo gli interessi, ma anche la cultura italiana e il dialogo dell’Italia con gli altri Paesi. È con questo spirito che si parte, o si finisce, per vivere l’esperienza del tirocinio in ambasciata.

 

La partenza

Se selezionati, si parte per il tirocinio in Ambasciata, nella destinazione che si è scelta, circa tre mesi dopo la chiusura delle candidature. Si parte in maniera autonoma. Vuol dire che bisogna procurarsi il biglietto aereo e quindi il visto, se necessario, per l’ingresso nel Paese. Questo visto, che non sarà turistico, viene facilitato grazie ad una lettera di sponsorizzazione dell’Ambasciata, da presentare all’Ufficio visti dell’Ambasciata o Consolato del Paese di destinazione, in Italia. Tale visto dovrà probabilmente essere rinnovato alla sua scadenza, quando si è nel Paese.

L’Ambasciata di destinazione ti segnalerà altre informazioni necessarie o utili a preparare al meglio il tuo viaggio, anche in base alle regole e alle condizioni ambientali del luogo dove ha sede. All’arrivo in aeroporto, l’Ambasciata potrebbe, a seconda delle circostanze, organizzare il trasporto presso la sua sede.

 

Durante il tirocinio

In alcuni casi, segnalati nel bando di candidatura al tirocinio, l’Ambasciata offre la possibilità di risiedere presso strutture appositamente previste, a titolo gratuito. Dove questo non è indicato, bisogna provvedere a cercarsi un alloggio, magari insieme agli altri tirocinanti. Alcune grandi ambasciate, come quella in Etiopia dove ho svolto il mio tirocinio, possiedono un vero e proprio compound, all’interno del quale si trovano uffici e residenze dei funzionari, oltre ad altri tipi di attrezzatura, e un ristorante. Ove possibile, vivere all’interno del compound è sicuramente molto comodo e interessante, nonostante il rischio di isolarsi un po’ nella “bolla” dell’Ambasciata. Bisogna ricordare di non perdere il contatto con il mondo esterno.

Il lavoro avviene, di regola, all’interno degli uffici dell’ambasciata. I vari tirocinanti saranno assegnati ai diversi ambiti del lavoro diplomatico, indicativamente l’area consolare/visti, l’area politica e di comunicazione, e l’area economica, ma avranno la possibilità di conoscerli tutti. Qui, le mansioni possono essere delle più diverse, e dipendono soprattutto dall’evolversi della situazione politica in un determinato paese.

Se si è fortunati, si potrà assistere a assemblee e conferenze presso le più importanti organizzazioni internazionali, aiutare a preparare e assistere alla visita di un ministro italiano all’estero, occuparsi della programmazione e gestione di corridoi umanitari per rifugiati verso l’Italia e di progetti di cooperazione internazionale, contribuire alla bozza delle “note verbale” ovvero la corrispondenza con altre istituzioni, o aiutare gli studenti locali a sbrigare le pratiche necessarie per frequentare l’università nel nostro Paese.

 

Adattamenti e difficoltà

Adattarsi allo stile di vita di un paese molto diverso dal nostro può essere difficile e portare numerosi ostacoli nell’esperienza del tirocinio in ambasciata. È bene effettuare le vaccinazioni necessarie, ove prescritte, prima della partenza, ed attenersi a rigorose norme igieniche: i problemi più grandi sono causati soprattutto dall’acqua che si beve (solo imbottigliata, nella maggior parte dei paesi) e il cibo che si mangia. Senza trattenersi dallo sperimentare la cucina e le usanze locali, però! Fare attenzione, anzi, evitare assolutamente il cibo crudo (ovviamente la frutta va bene, anzi quella dei paesi tropicali è una vera delizia!).

È indispensabile essere coperti da una buona assicurazione di viaggio che copra eventuali ricoveri nelle strutture private del paese di destinazione. Prova a chiedere consigli direttamente ai referenti dell’Ambasciata.

Il malessere di tipo nostalgico o di insofferenza per un periodo così lungo all’estero non è meno frequente. È necessario sicuramente spirito di adattabilità, e contare sulle relazioni costruite, ad esempio tra tirocinanti, nel corso dell’esperienza di tirocinio. Vivere e lavorare in ambasciata per tre mesi, però, non è un’esperienza faticosa, da questo punto di vista, come potrebbe essere quella di volontario presso le zone più svantaggiate di un paese. Si vive certamente in una relativa condizione di comodità. Peraltro, le capitali di quasi tutti i paesi del mondo sono ormai città modernissime e tecnologiche, che offrono tante opportunità, anche di intrattenimento. In ambasciata, per lo meno, si gode poi di una connessione affidabile a internet, anche ove non facile accedervi all’esterno.

 

I requisiti per fare domanda di tirocinio

Sul sito TirociniCrui.it trovi tutte le informazioni per fare domanda di tirocinio presso un’Ambasciata italiana all’estero e consultare il bando ufficiale. A causa dell’emergenza Coronavirus, i tirocini si stanno svolgendo in forma telematica, restando in Italia.

I requisiti di accesso al programma di tirocinio in ambasciata sono i seguenti:

  • possesso della cittadinanza italiana;
  • non riportare condanne per delitti non colposi o essere in atto imputati;
  • non essere destinatari di misure di sicurezza o prevenzione;
  • essere iscritti ad un corso di laurea magistrale tra quelli indicati nel bando (nell’area delle scienze politiche, economiche, e giuridiche per i tirocini in ambasciata, oppure anche nell’area delle scienze umanistiche per i tirocini presso gli istituti di cultura);
  • avere acquisito almeno 60 CFU (oppure 230 nel caso di corsi magistrali a ciclo unico);
  • avere una conoscenza dell’inglese a livello B2, certificata dall’Università o altro ente;
  • avere una media di valutazione finale agli esami non inferiore a 27/30;
  • avere meno di 29 anni.

La richiesta, da parte dell’Ambasciata di destinazione, della conoscenza di un’ulteriore lingua parlata localmente (es. francese, spagnolo, etc.) non è un requisito ma è considerata ai fini della selezione.

 

La scelta della destinazione

Quali sono le destinazioni disponibili per un tirocinio all’estero? Innanzitutto non si tratta solo di ambasciate. Infatti, tra i posti disponibili nell’ambito del bando MAECI-MIUR-CRUI, in relazione al bando per tirocini da maggio a agosto 2021, ce ne sono 98 presso ambasciate, 36 presso rappresentanze diplomatiche, 28 posti presso i consolati, 24 posti presso istituti di cultura e 1 posto presso la delegazione italiana a Taiwan.

C’è molta varietà anche in quanto alla geografia delle sedi di destinazioni: 102 posti per tirocini in Europa, 30 posti in Nord America, 13 posti in Africa, 12 posti in Asia, 11 posti in Certo e Sud America, 11 posti in Medio Oriente e 4 posti in Oceania.

 

Vuoi saperne di più sui tirocini in Ambasciata?

Se vuoi saperne di più sull’esperienza di tirocinio in un’Ambasciata italiana all’estero, puoi leggere le storie di alcuni ex-tirocinanti che hanno raccontato la propria esperienza: Francesca, presso l’Ambasciata italiana a Jakarta, Indonesia; Vincenzo, presso l’Ambasciata italiana a Kampala, Uganda; Sara; Samuele, presso l’Ambasciata italiana a Riad, Arabia Saudita; Fabio, presso l’Ambasciata italiana a Tallin, Estonia.

 

Altre opportunità di tirocinio all’estero

Oltre ai tirocini MAECI-MIUR-CRUI presso le ambasciate italiane e gli istituti di cultura, esistono altre opportunità di tirocinio all’estero per gli studenti delle università italiane.

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